open maze

produzione Ailuros – Hive Division & inVRsion (2017)

concept Nicola Cecconi, Valentina Paggiarin, Barbara Riebolge

drammaturgia Nicola Cecconi, Barbara Riebolge

Video
con Nadia Brian, Nicola Cecconi, Paolo Rampin, Lorenza Trentin
riprese PanoptikonVR
produzione esecutiva Valentina Paggiarin
vr Supervisor Erik Carretta
regia Barbara Riebolge
testo Nicola Cecconi
ambiente sonoro Jhon Montoya, Geremia Vinattieri
disegno luci Nicola Cecconi, Barbara Riebolge
costumi Barbara Riebolge

Performance
con Paolo Rampin, Lorenza Trentin
regia Barbara Riebolge

 

gerano dance teatro vr

 

Open Maze è una performance per uno spettatore alla volta che sviluppa il rapporto tra lo spettatore, il performer e lo spazio che lo circonda, grazie alla tecnologia della realtà virtuale. Il pubblico viene così coinvolto in un rito contemporaneo legato al concetto di labirinto. Durante la performance, lo spettatore sarà coinvolto in una forte esperienza sensoriale che lo proietterà in un labirinto contemporaneo, in cui incontrerà Arianna, il Minotauro e i sacerdoti del rito. Indosserà il visore per la realtà virtuale e contemporaneamente interagirà con un performer la cui azione sarà funzionale a corrispondere alla visione virtuale un’esperienza fisica reale. È stato possibile realizzare il video VR grazie a delle riprese eseguite con una camera, costruita e brevettata da Hive Division & inVRsion, in grado di registrare con un campo visivo di 360°.


nadia brian

Il teatro nasce dal rito come un’esperienza civile e collettiva. L’ “hic et nunc”, che lo connotano da sempre, sono entrati in dialogo continuo con le tecnologie contemporanee. Il video a 360º per la VR (Virtual Reality) rappresenta un’opportunità ulteriore di aumentare esponenzialmente le possibilità di coinvolgimento dello spettatore. Il pubblico, indossando il visore per la realtà virtuale, avrà l’opportunità di partecipare a un rito contemporaneo, attraverso cui sarà immerso con tutti i suoi sensi all’interno di un percorso drammaturgico che lo vedrà protagonista. Il performer agirà sullo spettatore coerentemente con il video, dando vita a un esperimento di teatro interiore. Il corpo dello spettatore diventerà il palcoscenico stesso, consentendo di proiettarlo in realtà alternative a partire dal video visualizzato. Il visore è così strumento scenico che condurrà a un rito iniziatico senza precedenti.

paolo rampin

La perfomance racconta il labirinto contemporaneo, partendo proprio dall’antichissimo mito del labirinto cretese. Una teoria mette in relazione il labirinto alla danza, concependolo come uno spazio coreografico, una sorta di grafico del movimento. Secondo questa visione, Teseo, l’eroe che vinse il Minotauro, fu il primo danzatore del “Gerano”, una danza che rappresenta le tortuosità e l’uscita dal labirinto di Creta: uno dopo l’altro, tenendosi a una corda o per mano, i danzatori formavano una processione che cambiava continuamente direzione girando attorno al centro, come fa un serpente. Quando il primo della fila (Teseo) era arrivato alla fine del percorso, il resto della catena era talmente avvolta attorno a lui che l’uscita restava apparentemente chiusa, come fosse al centro del labirinto. Questo senso di isolamento potrebbe spiegare il perché il labirinto sia spesso associato all’idea prigione. Spiega anche il senso del filo di Arianna: il primo della fila, per uscire dalla segregazione in cui si trovava, per trovare la via d’uscita, doveva percorrere la fila di danzatori a ritroso; nei racconti antichi Teseo entra facilmente nel labirinto ma, per trovare la strada di ritorno, si serve del filo. Perché allo stesso modo non ha bisogno del filo per entrarvi? Teseo è l’unico a raggiungere il centro del labirinto: solo lui deve affrontare la prova, solo lui penetra il mistero. 

Scrive l’architetto Jan Pieper, riferendosi al mito del labirinto: “Il mito esprime la nuova città come un brillante spettro di elementi architettonici senza precedenti, considerati al contempo terribili e meravigliosi, inquietanti e affascinanti, elementi la cui bellezza attrae e ripugna.” La città ha conservato un senso di mostruosità – è una zona di movimento, sorpresa, diversità inimmaginabile, di una complessità amplificata e artificialità mozzafiato. È un paesaggio segnato da limiti invisibili e segni confusi, una rete intricata di strade che si intrecciano. I Greci devono aver provato per la prima volta questo senso di stupore di fronte alla città di Cnosso. La performance indaga questo disorientamento di fronte alla città e al mondo civilizzato che è proprio anche dell’uomo contemporaneo. Lo spettatore, che si fa Teseo, si trova di fronte al Minotauro, deve trovare una via piena di meraviglie e svolte inaspettate e deve scegliere se seguire il filo d’Arianna e uscire dal labirinto o meno.

Perché Teseo deve uccidere il Minotauro? È più facile entrare nell’ labirinto che trovare la via della libertà? Perché è così difficile scappare da questo intrico?