the invisible man

creazione Ailuros
regia Barbara Riebolge
testi Nicola Cecconi
riprese video e video editing Nicola Cecconi, Giacomo Talamini
registrazione audio ambientale Mauro Martinuz, Devis Gramziera
ideazione ambiente sonoro Barbara Riebolge
produzione Ailuros (2009)
coproduzione A_P
spettacolo segnalato Premio Finestre di Teatro Urbano 2010
residenze artistiche Bassano del Grappa-Castelfranco Veneto-Treviso/Le Città PerformAttive
col sostegno della Regione Veneto
patrocinio di Provincia di Treviso, Città di Bassano del Grappa, Città di Castelfranco Veneto, Città di Treviso, Master in Comunicazione e Linguaggi non verbali – Università Ca’ Foscari di Venezia

«Colui che è sottoposto ad un campo di visibilità, e che lo sa, prende a proprio conto le costrizioni del potere; le fa giocare spontaneamente su se stesso; inscrive in se stesso il rapporto di potere nel quale gioca simultaneamente i due ruoli, diviene il principio del proprio assoggettamento. In effetti anche il potere esterno può alleggerirsi delle sue pesantezze fisiche, tendere all’incorporeo; e più si avvicina a questo limite, più i suoi effetti sono costanti, profondi, acquisiti una volta per tutti, incessantemente ricondotti: perpetua vittoria che evita ogni scontro fisico e che è sempre giocata in anticipo». Marcel Foucault

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The invisible man è un progetto scenico urbano costituito da un ciclo di performance-studio sul tema del controllo sociale, a partire dal fenomeno della videosorveglianza nelle nostre città.
Le performance sono interattive e cambiano ogni volta che vengono allestite. Il progetto si basa sulla sperimentazione del tema in particolari spazi urbani.

The invisible man indaga sul rapporto tra osservatore e osservato, tra dimensione pubblica e privata, tra perfomer e spettatore, tra individui e spazi. Lo fa attraverso una drammaturgia fatta al contempo di azione e parola, video, musica elettronica e architettura, espressioni che si permeano l’un l’altra.

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La messa in scena prevede la partecipazione attiva del pubblico, che assume un vero e proprio ruolo drammaturgico, attraverso un percorso percettivo, interagendo con spazi scenici e performers. Lo spettatore viene coinvolto attraverso un impatto sensoriale, creato dai performers, da suggestioni virtuali sonore e video.
Il pubblico viene introdotto in un’accademia/carcere dove agenti di sorveglianza sono istruiti a condurre le proprie indagini a partire dall’osservazione. Quanto di noi raccontiamo con il nostro aspetto? Come si possono interpretare i nostri atteggiamenti quotidiani? L’osservatore diviene metafora di un sistema che vuole arrivare a cogliere e persino a possedere il pensiero del suo osservato.
Un esperimento sul tema del controllo sociale e sul soggettivo e ampio potere che l’osservatore esercita sull’osservato.

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