NELLA SELVA | concerto sinestetico

nella selva jwcm
NELLA SELVA | concerto sinestetico
Jhon William Castaño Montoya e Ailuros

a seguire dj set

Sabato 5 Marzo – ore 21
Zephiro, via Sile 24, Unità 23, Castelfranco Veneto
ingresso responsabile
info 349.3621836 – ailurosteatro@gmail.com

Jhon William Castaño Montoya e Ailuros collaborano a un progetto che, a partire dagli ambienti sonori creati dal compositore, conduce gli spettatori verso una modalità differente di fruizione dei suoi brani.

La performance musicale di JWCM, che sta trovando in questi giorni riscontro di pubblico e critica sia a livello nazionale che internazionale, si contamina così ulteriormente, grazie alle incursioni teatrali di Ailuros, che evolverà l’esperienza uditiva del concerto coinvolgendo gli altri sensi.

Un esperimento per penetrare ancor più e ancor meglio nei panorami uditivi creati dal compositore che per la prima volta verrà presentato al pubblico nel nuovo spazio culturale Zephiro di Castelfranco Veneto.

Jhon William Castaño Montoya, aka Montoya, violinista e compositore colombiano, risiede in Italia dal 2001. La sua ricerca sonora lo ha portato ad abbinare al percorso accademico la sperimentazione elettronica. Dopo gli album “El viaje” e “Mohs”, pubblicati con Fabrica, Centro di ricerca creativa del Gruppo Benetton, l’etichetta White Forest Records ha prodotto nel 2015 “Iwa”. Un percorso sonoro che rispecchia l’anima sincretica di questo artista, in grado di portare i profumi delle montagne andine all’interno dei panorami europei e al contempo di raccogliere a piene mani dalla tradizione popolare e tribale, inscritta nel suo DNA, per mescolarla sapientemente con la cultura classica europea.

La sua musica è un raffinato maquillage, fatto di contrasti e nuovi abbinamenti, che riesce a sposare gli umidi cromatismi sonori derivanti dalla cultura latinoamericana con il razionalismo occidentale.

Un cortocircuito che è reso ancor più evidente dalla selezione di suoni elettronici, melodie classiche e sonorità latine, in un continuo confronto e scontro di ritmi e tradizioni sonore. Il suo timbro rimbalza così sulle corde di violino, creando un paesaggio sonoro in cui si ritrovano canti tribali che dal cuore senza tempo della selva vengono qui ad affiancarsi con bit elettronici o registrazioni concrete realizzate dallo scontro di materiali differenti.

Ed proprio la materialità del suono al centro della sua nuova svolta poetica: la concretezza del mondo in cui tutti noi siamo calati ogni giorno produce suoni, che a loro volta si trasformano in ricordi, perché ne riconosciamo l’origine materica, ma vengono allora strappati al loro contesto abituale, per stranire l’ascoltatore, farsi fantasie e racconto. Montoya costruisce un intero panorama, in cui si dipana una storia, un percorso in cui “his nostalgic strings combined with haunting tropical electro from his homeland create an organic landscape that I want to run through and feel the moss squish beneath my toes. It’s futuristic and beautiful, and unlike many other producers I have heard in the scene. Bravissimo!” (Sound Friend)

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